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Le copertine di Amleto dalla Costa: libri, cataloghi e grafica editoriale

Le copertine, i cataloghi e le pubblicazioni illustrate da Amleto Dalla Costa: dalla grafica degli anni Cinquanta a Rivarossi, libri, editoria e documenti conservati nell’Archivio.

Le copertine di Amleto dalla Costa: libri, cataloghi e grafica editoriale

Amleto Dalla Costa e l’arte della copertina: libri, riviste e grafica editoriale tra Italia, Stati Uniti e Giappone

Prima dei grandi dipinti, delle figure femminili, delle serigrafie e delle esposizioni internazionali, esiste un altro capitolo fondamentale nella storia di Amleto Dalla Costa: quello della grafica, dell’illustrazione e della comunicazione editoriale.

Libri, riviste, pubblicazioni sanitarie, narrativa, copertine internazionali e progetti grafici mostrano un artista capace di lavorare con linguaggi completamente differenti senza perdere la propria identità visiva.

La Dalla Costa Amleto Private Collection conserva e raccoglie progressivamente testimonianze di questa attività, oggi riunite in un percorso che attraversa diversi decenni e conduce dall’Italia degli anni Cinquanta fino agli Stati Uniti e al Giappone.

Osservate insieme, queste copertine raccontano qualcosa di più di una semplice attività professionale.

Raccontano la formazione dello sguardo di Amleto Dalla Costa.

La grafica prima della pittura

Una copertina deve funzionare in pochi secondi.

Deve attirare.

Deve comunicare.

Deve trasformare un titolo in un’immagine.

È un esercizio completamente diverso dalla pittura tradizionale, ma richiede una capacità straordinaria di organizzare spazio, colore, caratteri tipografici e figure.

Nel lavoro editoriale di Dalla Costa troviamo già molte caratteristiche che diventeranno centrali nella sua produzione artistica successiva: campiture di colore nette, grandi contrasti, forme essenziali, figure immediatamente riconoscibili e una continua attenzione all’equilibrio grafico della superficie.

Guardare queste pubblicazioni significa quindi osservare anche le origini di un linguaggio.

Il nuovo codice della strada: grafica e modernità nel 1959

Tra le pubblicazioni più sorprendenti conservate nell’Archivio compare Il nuovo codice della strada 1959, pubblicato da Baldini & Castoldi.

La copertina è costruita quasi interamente attraverso tipografia e segnaletica.

Rosso.

Bianco.

Nero.

Grandi frecce.

Caratteri monumentali.

L’immagine sembra quasi anticipare alcuni linguaggi della grafica contemporanea.

Non c’è bisogno di una scena complessa: il titolo stesso diventa composizione.

La strada viene evocata attraverso simboli, direzioni e ritmo tipografico.

È un esempio perfetto di come la grafica possa trasformare un argomento tecnico e legislativo in un oggetto visivo forte e immediatamente riconoscibile.

Così difendo la mia salute

Completamente differente è la copertina di Così difendo la mia salute, del dottor Salvatore Martano, pubblicazione del Centro Lombardo per l’Educazione Sanitaria del Popolo.

Il fondo giallo domina la composizione.

Il titolo alterna rosso e blu.

In basso compare un piccolo personaggio illustrato, costruito con un linguaggio semplice e comunicativo.

Sul lato della figura è leggibile il nome “dalla Costa”.

Qui l’obiettivo non è creare mistero o sofisticazione.

Bisogna comunicare salute ed educazione a un pubblico molto ampio.

Dalla Costa dimostra quindi di saper cambiare registro senza perdere la capacità di costruire un’immagine memorabile.

Zurlì: grafica, spettacolo e televisione

Un altro documento particolarmente interessante è Zurlì, pubblicazione collegata a Cino Tortorella e Amleto Dalla Costa.

Il nome di Dalla Costa compare direttamente sulla copertina.

L’immagine unisce fotografia, colore, collage e tipografia.

È un lavoro completamente diverso dalle copertine figurative che diventeranno celebri negli anni successivi.

Proprio questa varietà rende il documento importante.

Mostra un Dalla Costa che sperimenta.

Fotografia.

Illustrazione.

Impaginazione.

Cultura televisiva.

Grafica popolare.

Tutto convive all’interno della stessa superficie.

Operazione Gemelli

Con Operazione Gemelli di E. L. Malpass entriamo invece nel territorio dell’illustrazione narrativa.

La copertina utilizza un linguaggio leggero, quasi fiabesco.

Figure, luna, colore, umorismo.

La pubblicazione, apparsa nel 1960 nella collana Crepapelle di Baldini & Castoldi, rappresenta un altro esempio della capacità di Dalla Costa di adattare la propria immaginazione al contenuto del libro.

Il confronto con i lavori successivi è affascinante.

Dalle figure giocose di queste prime illustrazioni nascerà, negli anni, un universo visivo completamente differente: elegante, sofisticato, femminile e spesso misterioso.

Le ossa dei Wabinga

Anche la copertina di Le ossa dei Wabinga di Denys Roberts rivela il gusto di Dalla Costa per la caricatura e la sintesi grafica.

Due personaggi si confrontano sopra una grande forma ossea.

Il tratto è ironico.

I colori sono netti.

La costruzione è teatrale.

Sul lato destro è visibile la firma “dalla Costa”.

È un documento prezioso perché mostra quanto fosse ampia la gamma espressiva dell’artista prima dell’affermazione del linguaggio pittorico per cui oggi è maggiormente conosciuto.

Medico & Paziente: quando un’opera diventa copertina

Nel settembre 1983, la rivista Medico & Paziente utilizza in copertina un’immagine riconducibile al linguaggio ormai maturo di Amleto Dalla Costa.

Qui il cambiamento è evidente.

Non siamo più davanti alla semplice illustrazione funzionale di un libro.

Al centro compare una figura femminile ridotta quasi a pura geometria.

Verde.

Nero.

Un profilo.

Pochissimi elementi.

L’immagine funziona come opera autonoma e allo stesso tempo come elemento editoriale.

È proprio questo passaggio a rendere interessante l’intero percorso.

Con il tempo, non è più soltanto Dalla Costa a creare immagini per l’editoria.

Sono le sue opere a diventare immagini editoriali.

Skin Inc.: Amleto Dalla Costa negli Stati Uniti

Uno dei capitoli più internazionali della raccolta riguarda la rivista americana Skin Inc.

Le copertine del 1994 mostrano alcune delle caratteristiche più riconoscibili del Dalla Costa maturo.

Grandi cappelli.

Figure femminili estremamente stilizzate.

Rosso, nero, bianco e blu.

Silhouette eleganti.

Corpi trasformati in forme grafiche.

La copertina Jan/Feb 1994 utilizza una figura femminile nera quasi completamente ridotta a silhouette, sormontata da un enorme cappello rosso.

Nell’edizione Mar/Apr 1994 appare invece una donna seduta caratterizzata da una spettacolare alternanza di blu e nero.

La copertina Jul/Aug 1994 porta la sintesi ancora più lontano: un enorme cappello nero, volto bianco, labbra rosse e un fondale punteggiato.

Sono immagini che conservano ancora oggi una sorprendente modernità.

Moda, illustrazione, pubblicità e arte sembrano fondersi.

Dall’Italia agli Stati Uniti

La presenza su una rivista professionale americana dimostra quanto il linguaggio di Dalla Costa fosse capace di superare i confini italiani.

Non era necessario conoscere la storia dell’artista per comprendere queste immagini.

Funzionavano visivamente.

Ed è probabilmente proprio questa caratteristica ad aver favorito la loro diffusione internazionale.

Una donna di Dalla Costa può essere riconosciuta senza bisogno di leggere una firma.

Il cappello.

Gli occhi.

La linea del corpo.

Il modo in cui rosso e nero vengono contrapposti.

Con il tempo questi elementi diventano quasi un vocabolario personale.

La ragazza in nero

La copertina del romanzo La ragazza in nero di Angela Bianchini, nell’edizione Frassinelli Paperback mostrata nell’Archivio, rappresenta uno degli esempi più efficaci dell’utilizzo editoriale del linguaggio di Dalla Costa.

La figura femminile domina completamente la superficie.

Nero.

Rosso.

Verde.

Il grande cappello.

Lo sguardo.

La donna non descrive semplicemente un personaggio.

Crea un’atmosfera.

È misteriosa, elegante e distante.

La copertina diventa così un perfetto incontro tra narrativa e identità visiva.

Manovre monetarie di Milton Friedman

Tra le pubblicazioni più curiose della raccolta compare Manovre monetarie – Episodi di storia del denaro di Milton Friedman, pubblicato da Garzanti.

Qui il linguaggio cambia nuovamente.

La copertina utilizza una figura stilizzata trasformata in marionetta.

Sopra di essa compare il simbolo del dollaro.

L’idea è immediata: denaro, controllo, meccanismi economici.

È una soluzione concettuale molto diversa dalle donne sofisticate della produzione pittorica.

E proprio per questo è particolarmente interessante all’interno dell’Archivio.

Dimostra che la capacità di Dalla Costa non consisteva soltanto nel creare uno stile riconoscibile, ma nel tradurre un concetto complesso in una forma visiva semplice.

Il sorprendente capitolo giapponese

Uno dei nuclei più affascinanti della raccolta è costituito dalle edizioni giapponesi.

Qui il linguaggio maturo di Dalla Costa incontra un sistema grafico completamente differente.

Caratteri giapponesi.

Titoli inglesi.

Marchio Virgin.

Figure occidentali.

Composizioni eleganti e spesso sensuali.

Il risultato è estremamente sofisticato.

Tra le pubblicazioni conservate compaiono titoli come Cooking Up a Storm, Gothic Blue, No Lady, Like Mother, Like Daughter, The Transformation, Ménage, Continuum e Release Me, oltre ad altre pubblicazioni della stessa area editoriale.

Le immagini utilizzate sulle copertine sembrano nate appositamente per dialogare con la tipografia giapponese.

Una stessa donna, infinite variazioni

Nelle copertine giapponesi ritorna continuamente la figura femminile.

Talvolta appare quasi interamente nascosta.

In altri casi domina tutta la composizione.

Grande cappello.

Profilo.

Occhi.

Labbra.

Mani.

Una porzione di corpo.

Dalla Costa non ha bisogno di mostrare tutto.

Spesso è proprio ciò che viene nascosto a creare eleganza e tensione.

In Gothic Blue, per esempio, il volto emerge da una struttura verticale scura.

In No Lady, soltanto una porzione della donna appare attraverso una stretta apertura.

In Continuum, un volto enorme attraversa diagonalmente la composizione.

In Release Me, una figura femminile allungata e quasi scultorea occupa tutto lo spazio.

Sono variazioni di uno stesso universo.

L’incontro con il Giappone

Queste copertine assumono un significato ancora più interessante considerando il rapporto documentato tra Amleto Dalla Costa e il Giappone.

Tokyo, Kyoto, Osaka, Hiroshima, Sapporo e numerose altre località compaiono nella sua storia espositiva.

Le pubblicazioni giapponesi permettono quindi di osservare un ulteriore aspetto della relazione tra l’artista e quel Paese.

Non soltanto esposizioni.

Anche editoria e comunicazione visiva.

Un’immagine creata da un artista italiano entra in una copertina giapponese, viene accostata a una tipografia completamente diversa e acquisisce una nuova identità.

È uno degli aspetti più affascinanti dell’intera raccolta.

Dalla copertina alla tela

Osservando cronologicamente queste immagini emerge una trasformazione molto chiara.

Nei primi lavori la grafica serve soprattutto a comunicare un contenuto.

Un codice stradale.

La salute.

Un racconto.

Un personaggio televisivo.

Una pubblicazione.

Successivamente il rapporto si capovolge.

È il linguaggio artistico di Dalla Costa a diventare il contenuto principale della copertina.

Le sue donne non illustrano semplicemente.

Occupano lo spazio.

Costruiscono identità.

Diventano immediatamente riconoscibili.

Grafico, illustratore, fotografo, artista

È difficile racchiudere Amleto Dalla Costa in una sola definizione.

La pittura costituisce un capitolo fondamentale della sua carriera, ma non racconta tutto.

Prima e accanto alla pittura esistono grafica, fotografia, illustrazione, design e comunicazione.

Le copertine raccolte dalla Dalla Costa Amleto Private Collection mostrano proprio questa dimensione multidisciplinare.

Un artista capace di passare da Baldini & Castoldi alla grafica sanitaria.

Dal mondo televisivo alla narrativa.

Dalle riviste americane alle edizioni giapponesi.

Da Milton Friedman a una sofisticata figura femminile con un enorme cappello nero.

Una storia della grafica attraverso le copertine

Oggi questi libri e queste riviste rappresentano qualcosa di diverso rispetto al momento in cui furono pubblicati.

Sono diventati documenti storici.

Ogni copertina racconta un periodo.

Un editore.

Un mercato.

Un pubblico.

Un gusto.

Una tecnologia di stampa.

Una collaborazione professionale.

Riportare insieme questi materiali permette quindi di leggere la carriera di Amleto Dalla Costa da una prospettiva differente.

Non soltanto attraverso musei e mostre.

Ma attraverso gli oggetti che entravano nelle librerie, nelle case, negli studi professionali e nelle edicole.

Un archivio ancora in evoluzione

La Dalla Costa Amleto Private Collection continua a ricostruire questo capitolo attraverso libri, riviste, fotografie e documenti originali.

Per alcune pubblicazioni l’attribuzione o la firma è direttamente visibile.

Per altre esiste documentazione archivistica.

Per altre ancora sono in corso verifiche relative all’anno esatto, all’editore, alla collana o all’utilizzo specifico dell’opera.

È importante mantenere questa distinzione.

Un archivio non deve soltanto raccogliere immagini.

Deve ricostruire informazioni.

Ed è proprio attraverso il confronto tra copertine, firme, pagine editoriali, copyright, cataloghi e testimonianze che questa storia può diventare sempre più precisa.

Un linguaggio capace di attraversare quarant’anni

Dalla grafica italiana degli anni Cinquanta alle copertine internazionali degli anni Novanta, cambia quasi tutto.

Cambiano editori.

Paesi.

Pubblico.

Tecniche.

Formato.

Ma qualcosa rimane.

La capacità di Amleto Dalla Costa di rendere un’immagine immediatamente memorabile.

Una freccia.

Una figura stilizzata.

Un cappello.

Una mano.

Una silhouette.

Una donna nascosta dietro una superficie nera.

Sono elementi semplici, ma costruiti con una precisione visiva che attraversa tutta la sua carriera.

Le copertine come parte dell’eredità di Amleto Dalla Costa

Questa raccolta permette quindi di osservare l’artista da una prospettiva nuova.

Prima del quadro esiste l’immagine.

Prima dell’immagine esiste la composizione.

E prima della composizione esiste lo sguardo del grafico.

È forse proprio questo uno dei segreti del linguaggio di Amleto Dalla Costa.

Anche quando dipinge, continua in parte a pensare come un grande comunicatore visivo.

Ogni forma deve avere una funzione.

Ogni colore deve occupare il proprio spazio.

Ogni figura deve essere immediatamente riconoscibile.

Le copertine conservate nell’Archivio non rappresentano quindi un capitolo marginale.

Sono una parte essenziale della storia creativa di Amleto Dalla Costa.

Una storia che attraversa editoria, arte, pubblicità, Stati Uniti, Giappone e oltre quarant’anni di cultura visiva internazionale.

E che la Dalla Costa Amleto Private Collection continua oggi a ricostruire, copertina dopo copertina.

Sources

  1. La-ragazza-in-nero-Angela-Bianchini
  2. operazione-gemelli-libri-vintage
  3. Cosi diffendo la mia salute
  4. Le ossa dei wajinga
  5. Manovre monetarie