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Origine del progetto
Iniziò a vagare per le strade di Milano, scoprendo un universo invisibile che si materializzava ai nostri piedi:
una pagina di giornale dissolta in una pozzanghera, un sacchetto di plastica schiacciato da uno scooter, un tombino arrugginito, un frammento di tessuto intriso di carburante. Materiali trasformati dal tempo, dagli eventi e dal caso — spogliati della loro identità originaria e rinati come messaggi irrazionali, rappresentazioni creative in continua trasformazione.
Questa raccolta, intitolata «L’occhio della mente», rappresentò il progetto più importante e personale della sua vita.
02
Ricerca visiva
Distinta dalle precedenti serigrafie e dalla produzione che gli aveva valso riconoscimento internazionale, segnò una svolta più intima, simbolica e introspettiva. Vi dedicò quasi vent’anni, perfezionandola fino agli ultimi anni di vita, con il desiderio profondo che altri occhi percepissero queste immagini autentiche, misteriose e «per sempre incompiute».
Per Amleto Dalla Costa «L’occhio della mente» era un invito aperto all’immaginazione — un luogo in cui l’occhio della mente interpreta le immagini attraverso la propria storia, memoria, emozioni e sensibilità personale.
03
Processo fotografico
L’artista li osservò, li scoprì e li conservò nella memoria della sua macchina fotografica, stampandoli poi su tela nella forma originale e irripetibile, senza alcuna manipolazione digitale.
Fin dall’inizio fotografò con una Canon EOS 5D Mark II e un 35 mm f/1,4, passando poi a Sony RX1R e Sony RX100 III — strumenti che portava ovunque, come un taccuino, un compagno di viaggio, un «collega» silenzioso della visione.
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Opere selezionate
Scheda d’archivio in corso di verifica. Alcuni dati non sono ancora pubblicati.
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Materiali d’archivio correlati
Un archivio digitale in costruzione, organizzato per tipologia documentaria e collegato alle opere, alle serie e alle esposizioni.
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